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Taak in tutti i luoghi in tutti i modi in tutti i laghi

Scritto da Giovanni

Febbraio 2, 2021
Taak in tutti i luoghi in tutti i modi in tutti i laghi

Taak, in danese, significa gratitudine. 

Noi diciamo grazie, alla vita, per avere nelle vene la passione più bella (e complicata e mutevole e pazza). Quella per questo universo digitale: una rivoluzione a cui abbiamo la fortuna di partecipare, tutta da capire, tutta da cogliere.

“Taak fatto!”.

Se invece siete un po’ sboroni: “Ma é facilissimo, non ci vuol niente, Taak, fatto!”. Chi non l’ha mai detto?

Taak fatto, perché amiamo la velocità, delle idee, delle novità, dei cambiamenti coraggiosi e la risoluzione delle cose, le risposte ai problemi.
Il fare (bene) continuo.

“Tic tac Tic tac Tic tac”: é l’orologio che ci dice, delicato o deciso, che il tempo scorre, che le opportunità non tornano, vanno colte. Che non si può, e non si deve mai rimandare, il momento giusto è ora.

La bomba sta per esplodere: “TIC TAC TIC TAC”, la giusta strada, la giusta identità, i giusti progetti, vanno fatti scoppiare, e non fatti aspettare.

NON stare ad attendere che covino, che passino, che si rovinino. Che si sprechino. E il cuore fa booom, esplode anche lui: é il nostro amore per un brand, per un’azienda, per un prodotto. É l’intuizione (e l’azione) giusta.

Le nostre Tic tac preferite sono quelle all’arancio. Superano quelle classiche alla menta, superano quelle alla mela, ai frutti di bosco o alla liquirizia. Il nome è il rumore delle caramelle all’interno del pacchetto quando viene agitato. L’idea, geniale, è di Michele Ferrero e arriva dal 1969. 

“Taak, fatto!”, è la soddisfazione per aver portato a termine qualcosa.
Una congratulazione verso se stessi. Fondamentale.

Renato Pozzetto in “Il ragazzo di campagna”

“Cazzo ci faccio qui a Milano. Vendo la fabbrichetta e apro una Taverna in Grecia Tac. Onesto e Rilassato”. Come non ricordare “Il DOGUI”, il cumenda Guido Nicheli, amico e compagno di scena di Jerry Calà.

Dogui TAAC

TAC! È  tra le esclamazioni più usate su Facebook daIl Milanese imbruttito”.

“Avevo appena detto è tutto ok, e taak, ti pareva? Che sfiga!”.

Non lo sappiamo se il cornetto rosso portafortuna (noi, per sicurezza…), se venerdì 17 é il giorno maledetto (a noi l’accoppiata piace pure) o se, il gatto nero che ci attraversa la strada, é presagio di iella (non abbiamo nulla in contrario ai gatti).

E’ vero però che, spesso, la fortuna va cercata, rincorsa, colta, coltivata, riconosciuta.
E non basta. Il fato, il colpo di genio, la botta di culo, sarà efficace lì per lì, sul momento, a breve termine. Ma se la fortuna non incontra il talento, l’impegno, la professionalità, la qualità, il sacrificio, il cuore, é una meteora, un risultato usa e getta.

La tac é lo screening del corpo.

Vi passiamo ai raggi X, vi vediamo controluce, vi studiamo rovesciati, controlliamo ogni puntino per entrare nel vostro io, nel vostro progetto, in quello per cui vi svegliate ogni mattina (o vorreste fosse così), il motivo per cui siamo qui insieme. Taak che scrive, e voi che ci state leggendo (GRAZIE!).

Ti che te tachet i tac,
tacum i tac a mi,
mi no tacat i tac a ti:
tacheti ti i to tac
ti che te tachet i tac!

É una filastrocca milanese dove “tac” sta per tacco.

Una provincia della Thailandia del Nord prende il nome di Tak.

Oltre 500mila abitanti su più di 16mila chilometri quadrati.
Mueang Tak é il capoluogo della provincia, e uno dei 9 distretti, detti amphoe, suddivisi in 63 tambon, i sottodistretti, e 493 villaggi.

Un’attrazione messicana ha questo nome: “Taak bi ha a tolum”.

Un mondo nascosto, da vedere e vivere, tra acqua cristallina, eteree stalattiti e stalagmiti. Acqua dove specchiarsi perfettamente. Si può anche nuotare e fare snorking. É una gemma imperdibile.

Abbracciamo tutto il mondo, vi veniamo a prendere e vi portiamo con noi.

Se non sei online, non esisti. 
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